Quando la natura più estrema abita fuori casa: la pianura in un giorno d’autunno

 

Non serve andare lontano, per ricordarsi quanto la natura può essere estrema. Per capirlo basta guardare queste foto. Avete mai fatto una passeggiata d’autunno in una zona diperiferia, dove campi, sterpaglie e piccoli boschi iniziano a infiltrarsi tra le ultime case e le zone industriali?

Con Visioni di verde, l’ultimo progetto di Adopt a piece of green, stiamo chiedendo a fotografi di tutta Italia di ripensare gli stereotipi sulla rappresentazione del verde. Gli scatti di oggi, firmati da Arianna Angelonici portano su un sentiero poco fuori dall’abitato di Lodi, vicino alle rive del fiume Adda.

 

 

 

A colpire, in queste immagini della pianura lombarda, è il proliferarsi delle forme, sottili e verticali. D’estate non vedremmo altro che “piante”, e quell’abbondanza sarebbe rassicurante. Ma d’autunno vince l’impressione di qualcosa di selvaggio, di spinoso. L’ordine, quando c’è, è soltanto orizzontale: le linee tracciate dall’uomo.

Ancora una volta, insomma, parliamo di Terzo PaesaggioIn una chiave imprevista e affascinante.

Daniele Belleri

 

Foto di Arianna Angeloni

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Da Giles Clement a Roma Sud, la bellezza del Terzo Paesaggio in fotografia

 

 

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E’ possibile fotografare il verde urbano spontaneo, esprimendone tutta la bellezza incontrollabile? Ed è possibile farlo d’autunno, senza per forza evocare immagini di malinconia? Noi di Adopt a piece of green lo abbiamo chiesto ad alcuni fotografi di tutta Italia, per un progetto che si chiama Visioni di verde.

Tra i primi a rispondere al nostro appello c’è stato Luca Marchesini, giovane professionista romano. I suoi scatti in questa pagina sono una efficace spiegazione di un concetto celebre ma sfuggente come quello di Terzo Paesaggio di Gilles Clementche qui si insinua, con il suo disordine vitale, tra le pieghe di uno spazio verde “formale” a Roma sud.

DB

 

 

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foto credits: Luca Marchesini

Scopriamo le piante spontanee di città: il Solanum nigrum

Con le foglie appuntite e i suoi piccoli fiori con petali bianchi e pistilli gialli, il Solanum nigrum,o morella, è una tra le piante spontanee più facili da incontrare in città. E’ in autunno che raggiunge il massimo della sua bellezza, mostrando piccole bacche nere, simili a mirtilli, all’interno dei suoi cespugli verdi alti fino ad un metro. Questi frutti non sono commestbili, ma possiamo raccoglierli per iniziare a coltivare il solanum nei nostri vasi, in terrazza, in balcone o in un angolo del giardino. Ecco come fare: basta procurarsi alcuni vecchi fogli di giornale e seguire le nostre istruzioni.

1– Raccogliere le bacche nere del Solanum nigrum: attenzione a non macchiarsi!

2– Appoggiare le bacche su un grande foglio di giornale o carta assorbente.

3– I semi del Solanum si trovano all’interno del frutto. Facendo pressione con un dito possiamo farli uscire, separandoli quindi dalla polpa della bacca.

4– Cambiando il foglio di tanto in tanto, lasciamo seccare i semi. Presto vi spiegheremo come conservarli durante l’inverno.

Buon raccolto!

Elena Comincioli

Foto: Sam D’Annessa

 

 

 

Aspettando l’alba sull’Appennino: arrivederci alla natura di Faraneto

Ci siamo alzati che era ancora buio, stamattina, per prendere la strada di casa. La nostratrasferta a Faraneto è finita. Abbiamo raccolte decine e decine di erbe, da studiare e da ordinare. Abbiamo fatto incontri splendidi, e soprattutto ci siamo riempiti gli occhi di paesaggi straordinari. L’ultimo è quello che vi mostriamo oggi: l‘arrivo dell’alba in un giorno di fine estate, tra la natura dell’appennino piacentino. Ad aspettare che il sole si levasse da là in fondo, dietro la montagna, c’era Sam, il fotografo di Adopt a piece of green che ci ha regalato tutte le immagini delle ultime settimane.

Siamo già in viaggio. Ci rivediamo presto, in città.

EC 

Alla scoperta delle sorgenti montane in un bosco sull’ Appennino

Ci avevano detto che non sarebbe stato facile trovarle. Avevamo ricevuto indicazioni vaghe, quasi come per un segreto, o una fiaba: “Superate il salice, e poi ancora in fondo alla vallata”. Ma per fortuna, alla fine, ce l’abbiamo fatta. Eccole davanti a noi le sorgentidell’Appennino, nascoste nei boschi non lontani da Faraneto.

Una prende il nome “del bosco alto”. Un’altra, “dei cinghiali”. Nascosta tra le radici di un’albero, troviamo l’acqua che sgorga dalla terra, fresca e inattesa. Riempiamo una borraccia, e la portiamo con noi, di nuovo verso il castello.

EC

Foto: Sam D’Annessa

Intrecciando i gambi dei fiori, costruiamo una piccola sedia

Ogni tanto, da Faraneto, scendiamo a Coliper una passeggiata o per fare qualche compera. E’ qui che abbiamo incontrato Sandro, che da sempre vive in paese, e conserva la memoria storica di questo tratto di Appennino. Con lui pochi giorni fa ci siamo ritrovati per caso a parlare del nostro progetto, e anche di questo blog, su cui ogni tanto ci piace condividere idee semplici come giochi per realizzare oggetti utili, con materiali di riciclo. Sandro ha subito apprezzato lo spirito di queste proposte, tanto da averci voluto offrire il suo personale contributo.

Con i gambi dei fiori, fino ad oggi, sapevamo comporre anelli, braccialetti o collane. Grazie a Sandro, abbiamo imparato a intrecciare tra le dita una forma diversa: quella di una piccolissima ma impeccabile sedia.

EC

Foto: Sam D’Annessa

 

 

 

Una giornata nel bosco, con Adopt a piece of green

Oggi abbiamo vissuto uno dei momenti più belli della nostra avventura appenninica, qui aFaraneto. Per portare avanti il nostro lavoro di catalogazione delle erbe spontanee  locali, abbiamo trascorso l’intera giornata in mezzo al bosco. Per la prima volta è stato possibile restarci così a lungo, dopo che nei giorni scorsi il cielo minacciava rovesci improvvisi, costringendoci a tornare sui nostri passi.

Verso sera, tornati alla base, abbiamo deciso di condividere con voi alcuni degli scorci più belli intravisti in queste ore straordinarie. Cosa ne pensate?

EC 

 

Foto: Sam D’Annessa